Diamo il benvenuto su Music.it agli Immelmann, band vicentina che ci propone un alternative rock dalle venature post metal. Ciao ragazzi! Ci raccontate un aneddoto che vi è accaduto durante la vostra carriera musicale che non avete mai rivelato ufficialmente?

Da bravi veneti suoniamo e fabbrichiamo i nostri pezzi all’interno di un vero e proprio capannone industriale. Praticamente nessuno sa, però, che l’album “The Turn” è disseminato di riferimenti sonori a questo ambiente ormai così familiare. Dai riverberi naturali ripresi direttamente tra le pareti in calcestruzzo a noise e ronzii ottenuti registrando e manipolando macchinari.

Un modo davvero interessante per sfruttare l’ambiente circostante. Bravi!
Il nome della vostra band è un riferimento alla virata di Immelmann, una manovra aeronautica che i piloti utilizzano per invertire la direzione di volo. Come mai lo avete scelto?

Un filo conduttore che lega concettualmente molti dei nostri pezzi è l’iniziale sensazione di malinconia, che confluisce in una spinta al riscatto, al cambiamento. Abbiamo sempre trovato molto evocativa in questo senso l’immagine di Max Immelmann. È stato un giovanissimo pilota che, davanti alle avversità, trovò la risolutezza per virare e cambiare la propria sorte, in maniera azzardata ma decisa.

A tal proposito, “The Turn” è un continuo cambio di rotta nei cieli della vostra musica. Si passa da intro soft a distorsioni aggressive come in preda a una tempesta. Quali sono i vostri artisti musicali di riferimento?

Quando componiamo non abbiamo in mente una linea precisa o una serie di artisti in particolare. Il nostro sound è il risultato delle influenze dei vari componenti, che sono le più disparate. In particolare ci sentiamo vicini al post-grunge degli A Perfect Circle, il post-rock di Mogwai e Russian Circles, fino allo sludge doom dei Neurosis.

In Italia, il vostro genere musicale si vede raramente in TV. Se vi foste proposta la partecipazione a un talent show, accettereste?

I nostri pezzi si aggirano mediamente sui 6 minuti di durata, già questo basterebbe per renderci inadatti a qualsiasi tipo di talent. E poi siamo troppo brutti per andare in TV.

Mi vengono in mente un paio di facce della TV che purtroppo non tengono conto di questa regola. Cambiando argomento, qual è il posto più strano dove avete suonato?

Suoniamo ogni settimana al centro di un grande capannone tra macchinari e scatoloni, quindi siamo sempre pronti a qualsiasi tipo di situazione. Diciamo che, di contro, è straniante quando ci troviamo a suonare spalla a spalla in locali o club col palco minuscolo. Una volta, invece, abbiamo suonato a un festival estivo su un palco fatto di lamiere, che durante il pomeriggio si era arroventato sotto il sole. Un inferno.

Se doveste riassumere la musica degli Immelmann con una sola traccia del vostro disco “The Turn”, quale sarebbe e perché?

Forse “Dive”, la traccia introduttiva. È quella che riassume meglio il mood del disco, la sensazione di sprofondare e poi risalire. È anche un pezzo che abbiamo composto quasi di getto, come fosse sempre stato lì, e per questo ci siamo molto affezionati.

Di quale canzone famosa, invece, vi piacerebbe realizzare una cover?

Come già detto, ascoltiamo veramente di tutto, anche in modo maniacale. Faremmo prima a scrivere un pezzo nuovo che a metterci d’accordo su che cover preparare. Ne abbiamo parlato un po’ per provare a rispondere alla domanda ed è uscito fuori di tutto: dagli Strapping Young Lad ai Tears for Fears.

Grazie mille per aver condiviso con noi il vostro mondo. Volete aggiungere qualcosa per concludere l’intervista?

Vorremmo raccomandare a chi ascolterà “The Turn” di soffermarsi anche sull’artwork, che riteniamo essere parte integrante del lavoro. È basato su un dipinto realizzato appositamente per l’album da Alessio Guarda, un artista vicentino che stimiamo molto.

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