MESSYA: "T.S.O. è un costume. A me l’elettroshock fa solo il solletico"
Messya, all'anagrafe Andrea Riso, in una foto promozionale.
Messya, all'anagrafe Andrea Riso, in una foto promozionale.

MESSYA: “T.S.O. è un costume. A me l’elettroshock fa solo il solletico”

Ciao, Andrea in arte MESSYA! Benvenuto su Music.it. Di solito, iniziamo le nostre interviste facendoci raccontare un aneddoto imbarazzante legato alla musica dell’artista. Sei pronto?

Certo! Ti potrei raccontare l’ ultimo in ordine cronologico ad Area Sanremo, quando mi sono presentato al primo provino quasi completamente afono. Sono salito sul palco, la base è iniziata e giuro, cercavo di cantare ma riuscivo ad emettere solo degli strani rumori. È stato uno strazio. Finita la performance, ho chiesto alla commissione di non punire una canzone valida come “T.S.O.” per la mia faringite! Fortuna che hanno saputo andare  oltre quella sfortunata esibizione!

Raccontaci chi sono gli artisti a cui ti ispiri e quelli con cui ti piacerebbe, un giorno, poter duettare.

Da un punto di vista strettamente musicale, sono incantato dalla libertà di Zucchero, il garbo di Gino Paoli e la visceralità di Loredana Bertè. Il mio sogno, però, è duettare con Melanie C delle Spice Girls!

È da poco terminato il Festival di Sanremo. Hai partecipato, vincendo, Area Sanremo e per questo motivo ti chiedo: Che tipo di esperienza è stata?

Area Sanremo è una realtà che ci sorprende anno dopo anno. I suoi corsi di formazione sono di alta qualità, ma è soprattutto un concorso libero che sa osare. Vedere il mio lavoro riconosciuto e premiato mi ha lusingato tanto.

MESSYA, il tuo brano s’intitola “TSO”. Come nasce la canzone e la voglia di trattare un tema così importante ma al tempo stesso, così spinoso?

Il “T.S.O.” di cui parlo è il costume con il quale sono cresciuto, in un’epoca ancora molto ignorante e poco incline alla diversità. Mi ha propinato pericolose e ipocrite credenze religiose molto poco inclusive e denigranti rispetto alle varie condizioni umane, tesserandomi, di fatto, a veri e propri partiti politici a pochi mesi dalla mia nascita. Mi ha insegnato che i giochi, i mestieri, i colori, le aspettative per la vita sono diversi a seconda se sei maschio o femmina. Che la femmina perde sempre. Che devo fare quello che la gente si aspetta da me, non quello che mi sento. Non potrei neanche decidere di morire in pace. È da una vita che cercano di piegarmi con un trattamento sanitario obbligatorio continuo. Ma a me l’elettroshock fa solo il solletico.

Sempre in merito al Festival. Sei d’accordo con i vincitori rispettivamente dei Big e dei Giovani ? In caso negativo, chi avresti fatto vincere?

Per assonanza di spirito e idee mi hanno incuriosito Achille Lauro e Levante. Per quanto riguarda le Nuove Proposte, facevo il tifo per i miei compagni di Area Sanremo.

Svelaci i tuoi prossimi progetti. Stai lavorando ad un album?

Si, io e Riccardo Brizi, che tra l’altro ha coordinato la realizzazione di “T.S.O.”, stiamo lavorando ad un album che ha un unico filo conduttore: l’emancipazione individuale. Questa società ci vuole come tanti noiosi prefabbricati, tutti uguali e zitti. Ma dico sempre che le persone sono fuoriserie. Non ce lo dice mai nessuno. Perché avere fiducia in se stessi è un’arma potente che ti rende libero. E nessuno può sottomettere le persone libere.

MESSYA, grazie per essere stato con noi. Le ultime righe sono tue. Saluta i lettori di Music.it come vuoi. A presto!

Lettori di Music.it, strappate a morsi la camicia di forza, se sentite di averne una. Non dobbiamo più avere paura.