Il doom metal dei MUON in “Gobi Domog” riprende un discorso iniziato dai Black Sabbath negli anni ’70, proseguendolo sulla scia degli Electric Wizard. “Intro” è un breve preludio che suggerisce l’atmosfera dell’intero album: 23 secondi di registrazione di una voce femminile ed infantile farcita da un tappeto di synth. Quando i bambini parlano di morte c’è sempre da tremare.

Da “Neverborn” a “Call of Gobi”, si susseguono quattro tracce all’insegna di toni scuri, distorsioni che incupiscono il suono delle sei corde assimilandolo al basso, riff orrorifici. Grazie alla predominanza di frequenze gravi, bassissime, l’effetto di “Gobi Domog” non suggerisce ansia. D’altronde le frequenze profonde hanno lo stesso effetto di una bevanda calda: sciolgono tensione.

“Gobi Domog” ha solo l’apparenza di un EP. Il percorso che si articola nelle cinque tracce è infatti più lungo di quello che si potrebbe immaginare. Ben si sa, però, non è solo dalla lunghezza che si individua l’afferenza ad un genere. Anche la forma temporale, tuttavia, è indice di qualcosa. I MUON, attraverso quattro tracce di circa dieci minuti l’una, urlano a gran voce che il progressive fa parte del loro repertorio.

Movimentare le gelide acque del doom metal con sottili linee di prog è stata una scelta vincente in “Gobi Domog”. Se i MUON le inspessissero ulteriormente non sarebbe un male.

La struttura melodica rimanda ai Saint Vitus, ai Cathedral, ed anche ai The Gathering. Le sterzate ritmiche effettuate dai MUON danno quelle giuste variazioni che li mettono al riparo dal rischio di monotonia. Il tappeto di synth che fa parte del gothic è escluso, la pesantezza del rullo compressore della doppia cassa alla batteria del death anche. Restano in “Gobi Domog” cupe distorsioni ed una psichedelia negli effetti proveniente da strumentazione classica.

Si apprezzano soprattutto i passaggi ritmici in cui i MUON variano ossessivamente sul tema principale di ogni singola traccia. Modificazioni che sono accompagnate da scelte vocali che spaziano dal growl a timbri più assimilabili al power. Ascoltare “Gobi Domog” significa partecipare insieme agli artisti ad un percorso di ricerca.

Il primo lavoro dei MUON è promosso. “Gobi Domog” è un album che potrebbe ascoltare senza eccessive difficoltà anche chi non è un frequentatore abituale del genere. Movimentare le gelide acque del doom metal con sottili linee di prog è stata una scelta vincente. Se venissero ulteriormente inspessite non sarebbe un male.

 

MUON

Gobi Domog

12 maggio 2018

Karma Conspiracy Records

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