Diamo il benvenuto su Music.it  a un peculiare artista del nuorese: Pink Haus, fresco del suo primo LP ”Arpeggios” uscito il 23 Settembre in edizione fisica e su tutti gli store digitali. Allora, come da tradizione ti chiediamo subito l’evento più imbarazzante della tua carriera

Cominciamo bene (ride). Allora, io e una mia amica ci siamo intrufolati all’interno delle rovine di Villa Gordiani, a Roma, per poter girare il video di una mia vecchia canzone, ”Kaleido Girl”. In quell’area era tecnicamente vietato l’accesso ai passanti, ma ci siamo infiltrati lo stesso. Siamo riusciti a filmare tutto, ma un poliziotto in borghese ci stava osservando durante tutto lo shooting. Per fortuna ce la siamo cavata con una strigliata. Alla fine lo sbirro mi ha anche chiesto dove poteva trovarmi e ascoltarmi su Internet, AH.

Ci sono pochissime informazioni su di te persino sui tuoi canali social, come mai questa scelta?

Non penso si tratti di una scelta volontaria, però è vero che all’inizio della mia carriera  tendevo a fornire il minimo indispensabile, per quanto riguarda info e bio, al pubblico. Può darsi che inconsciamente pensassi che dare poche info potesse aggiungersi all’aria di mistero dovuta alla mia anonimità e alla maschera. In ogni caso oggigiorno tendo ad avere una maggiore presenza sui social e ad aggiungere più info su di me. Specialmente per evitare un (speriamo di no) furto di identità.

Raccontaci la genesi di Pink Haus, quando e come è iniziato questo progetto? Perché la scelta di nascondere la tua identità e indossare una maschera?

Non molti lo sanno ma Pink Haus era in origine un personaggio, o meglio, una maschera, (no pun intended) con un nome diverso, e con un focus completamente diverso da quello della musica. Sono riuscito a crearmi un certo numero di fan su Facebook grazie a questo proto-PH. Un’identità che ho scelto di mantenere anonima e mascherata per pura e semplice privacy. Ma dentro di me sentivo che la musica era quello che davvero mi rappresentava. Cominciai quindi a proporre una serie di cover al mio pubblico, con un riscontro più che discreto, nonostante la scarsa qualità delle canzoni a mio avviso, ma in fondo erano i primi passi. Così cambiai gradualmente il focus della pagina, a partire dai contenuti, che divennero quasi solo musica.

Quando nasce il progetto Pink Haus quindi?

Alla fine cambiai ufficialmente il nome in Pink Haus nell’ottobre 2017, mantenendo il look. la maschera e l’anonimato. Nel febbraio 2018 pubblicai il mio primo singolo originale, ”Warm Beer”e il resto è storia.

Quali sono le influenze principali che ti ispirano quando scrivi musica come Pink Haus?

Agli inizi della mia carriera ero fortemente influenzato dai miei artisti preferiti degli anni Ottanta: i The Cure, i The Smiths, i New Order, i Depeche Mode.. Con l’avanzare della mia carriera sentivo il  bisogno di distinguermi dalla marea di artisti indie che si ispirano agli anni ‘80, e dopo aver pubblicato prima un’EP omonimo e poi un mixtape (”Aquamarine”) su quei generi, mi misi all’opera per poter realizzare il mio primo vero album studio, qualcosa che sentissi veramente mio e originale, ovvero ”Arpeggios”.

Ed è qui che hai cominciato a sperimentare con l’elettronica?

In un certo senso, il mio più recente lavoro, è un album a mio avviso molto più avanzato sia musicalmente che liricamente. Ho sperimentato con effetti vocali e una quantità immensa di sample più o meno oscuri o inaspettati. Se potessi individuare delle influenze dirette in esso direi: i Death Grips, Blank Banshee, Siouxsie And The Banshees, Crystal CastlesMachine Girl ma anche la musica industrial, noise, glitch, darkwave,shoegaze e dream pop. Riesco a sentire perfino echi dell’hip hop in certe parti strumentali. Sembrerà ridicolo, ma sono stato influenzato perfino dalle colonne sonore dei videogiochi e di programmi TV come “Chi Vuol Essere Milionario”.

Se dovessimo etichettare la tua musica in che generi potremmo racchiuderla?

Mi piace incapsulare tutti i generi che mi ispirano e influenzano in un semplice e generico tag: Alternative.

Oltre al lato musicale, di per sé già interessantissimo nella sua unicità, possiamo notare anche un gusto abbastanza ‘’weird’’ e una cura fuori dal comune per il lato visual del progetto PINK HAUS. Nel materiale grafico come: le foto promozionali, le copertine dei tuoi lavori, i tuoi particolarissimi video, ma anche nella creazione del tuo alter-ego. Quanto è importante il lato estetico? A cosa si ispira questo aspetto della tua arte?

Ritengo che l’aspetto estetico del mio essere artista sia molto importante e appunto parte integrante di esso. Verso tale aspetto mi sono fatto spesso aiutare da una mia amica artista americana, madi_m0b, uniti dalla nostra passione nei confronti di Twin Peaks e di David Lynch in generale, ma anche qualsiasi tipo di arte moderna che sia un po’ spooky e cyberpunk, come appunto la glitch art. Lei ha realizzato due video e la copertina stessa di ”Arpeggios”, e ritengo si sposino perfettamente con quello che faccio musicalmente e con ciò che Pink Haus, come alter ego, rappresenta.

I brani contenuti in ‘Arpeggios” hanno una struttura e delle sonorità molto particolari: tonnellate di synth, delay e riverberi, voci super effettate, canzoni che passano da riff quasi brit rock a paesaggi industrial. Mi viene in mente ”All I Want Is Nothing” e il suo break elettronico violentissimo, che mi ha ricordato i Nine Inch Nails. Qual è il processo produttivo e intellettuale che ti porta a scrivere e registrare del materiale così eclettico?

Principalmente la mia ispirazione deriva dalle influenze che ho già elencato, però per quanto riguarda la traccia ”All I Want Is Nothing’ posso rispondere qui, preferirei non dilungarmi sulle altre undici o questa intervista non finirebbe mai (ride).

Perfetto, parlaci pure di  ”All I Want Is Nothing”  allora.

È la prima traccia dell’album e la mia intenzione con essa era quella di investire l’ascoltatore con un muro del suono improvviso, di ispirazione a Phil Spector o a Brian Wilson dei Beach Boys circa ‘66-’67. L’idea è quella di fare all’ascoltatore una prima impressione non buona, ma notevole. Nel mix di numerosi strumenti ho voluto metterci una sequenza melodica e di accordi piacevole, che non lasciasse il pubblico troppo disorientato, ma poi BANG, ecco che arriva il break elettronico/industrial/noise nel quale urlo con una voce distorta “FUCK THE FORMULA”.

Fanculo la formula. Fanculo gli standard, le solite cazzate indie e i soliti stereotipi musicali. Con questo intermezzo ho voluto in pratica esorcizzare il mio alter ego, e presentare al pubblico il mio nuovo “io” musicale. Finito il break, ecco di nuovo un muro di suono e poi la ripresa del motivo principale, solo che stavolta è molto più pesante e carico di strumenti di prima, finendo musicalmente col botto.

Ci sembra un ottimo modo, dal punto di vista squisitamente tecnico, di aprire un debut album, e cosa intendi con ‘Tutto quello che voglio è nulla’?

Concettualmente parlando, la canzone è una mia esternazione, nella quale cerco disperatamente di spiegare che tutto ciò che voglio è in realtà nulla, anche se lo faccio sembrare come un qualcosa di immenso con la musica. Tutto ciò che voglio è nulla, nel senso,  voglio potermi divertire, uscire, fare cazzate insignificanti con i miei amici. Cose apparentemente banali e stupide, ma date le mie esperienze personali, e dato il distanziamento causa lockdown da COVID-19, parliamo di cose praticamente impossibili in questo momento. Questa traccia è  un mio modo epico di illustrare la mia, come  di tanti altri, frustrazione.

Parliamo sempre dell’originalità dei tuoi lavori, sappiamo bene come il mercato della Sardegna non sia noto per essere particolarmente ricettivo nei confronti di musica così sperimentale, Pink Haus fa eccezione? Trovi un riscontro positivo nel target isolano o hai come obbiettivo altre regioni o addirittura altre nazioni?

Beh, l’abitare in un’isola ha i suoi pregi e difetti. Pregi come avere un modo unico di osservare la società e il mondo. Difetti come essere appunto isolati dal mondo stesso. Per questo io canto in inglese, e tento l’impossibile: cercare di crearmi un pubblico fedele e internazionale con delle dimensioni relativamente importanti. Vorrei poter diffondere la mia musica nel mondo intero, perlomeno senza compromettere la mia integrità artistica, e accontentarmi di un numero di fan inferiore, ma fedele e genuino. Non saprei, spero di essermi spiegato bene, non vorrei sembrare troppo esagerato o vano, o idealista, ma questo è quello che sento realmente.

Il progetto Pink Haus ha una sua dimensione live?

Ho avuto una sola occasione per potermi esibire nella mia città natale come Pink Haus, ma in un contesto limitato, niente di eccezionale insomma. Punto a potermi esibire e a farmi conoscere nel Regno Unito, una volta che la situazione sanitaria in loco si sia cominciata a calmare. Intanto sto già incominciando a contattare case discografiche locali, non si sa mai.

Pink Haus non è un progetto esclusivamente in solitaria, in ‘Arpeggios” ad esempio vediamo la partecipazione alla voce in alcune canzoni dell’artista statunitense Teeming; hai collaborato con altri musicisti nel contesto di una band o hai mai pensato di farlo?

Sono principalmente un lupo solitario. Ho avuto una breve esperienza locale con una rock band, come voce e chitarra ritmica. Sembrava andare tutto bene, ma quando stavamo per fare il nostro debutto live, le crepe che esistevano nel gruppo si sono fatte evidenti e il gruppo si è sciolto con l’abbandono prima del bassista e poi con il mio, eravamo entrambi stanchi dell’atmosfera tossica e patronizzante che ci facevano respirare gli altri due membri. Nonostante tutto però mi piacerebbe molto far parte di una band vera e propria, con gente che sia congeniale e cooperativa stavolta.

Ringraziamo Pink Haus per l’intervista e lo lasciamo con i nostri migliori auguri e uno spazio per dire la sua su qualsiasi argomento!

Ringrazio voi. Non ho molto altro da dire: penso di essere stato abbastanza esaustivo (ride). Ma in ogni caso, seguitemi su Spotify, Facebook e Instagram (@pinkhausofficial) e iscrivetevi al mio canale Youtube (PINK HAUS TV). E come sempre, stay tuned.

Arpeggios

Listen to Arpeggios on Spotify. Pink Haus · Album · 2020 · 12 songs.

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