Ciao SUE, benvenuta su Music.it! Per cominciare, raccontaci un aneddoto tratto dalle tue esperienze live. Quell’esperienza che pensi sia stata fondamentale per capire l’essenza di SUE.

In generale penso che l’essenza di SUE emerga tutte le volte che viene predisposta una situazione d’ascolto. È lì che si riesce a creare un rapporto con il pubblico che, a sua volta, crea energia.
Ricordo con particolare affetto una serata di DonneIncanto, una manifestazione presente nel mio territorio da anni, al femminile, organizzata da Giorgio Almasio. In quell’occasione si è creata una bellissima energia: il pubblico era di tutte l’età, ascoltava, si sentiva coinvolto dalle canzoni. Tra me e i miei musicisti c’era grande intesa. È stato un concerto che mi ha lasciato una bella sensazione. Lo ricorderò per molto tempo.

Come si diventa cantautrice da cantante? Qual è posto più strano dove ti è capitato di scrivere una canzone?

Si diventa cantautrice quando nasce il bisogno di dare alla luce, di generare, come succede in molti rapporti d’amore. Quando fai musica degli altri per tanto tempo, ad un certo punto capita di voler provare a creare una tua dimensione musicale, in cui mettere tutto quello ascoltato fino a quel momento. A me è successo così, ma poi mi sono dovuta confrontare con un grosso limite: non credevo di essere capace a scrivere canzoni. Mi è servito uno stimolo, qualcuno che mi dicesse che potevo essere in grado e avevo qualcosa da dir. Da lì ho iniziato ad essere una cantautrice. Scrivo principalmente a casa, spesso molte idee mi vengono sotto la doccia. Ma l’ispirazione può venirmi ovunque. Fondamentale è il registratore presente nel cellulare, che “ferma” tutte le idee.

Chi sono i tuoi ‘maestri’? Quelli reali e quelli ideali. E in secondo luogo, qual è il concerto al quale SUE non potrebbe mancare?

Chi mi ha permesso di credere di poter diventare effettivamente una cantautrice è Andrea Rodini. Con lui ho iniziato un percorso di scrittura che mi ha permesso di capire come impostare un lavoro sulla scrittura musicale. Mi ha sorpreso perché io mi ero rivolta a lui per fare tecnica, ma poi ho accettato la sua controproposta di spostare l’attenzione sulla scrittura. SUE non può mancare a due concerti in particolare: Niccolò Fabi e Mannarino. Solitamente non amo andare ad un concerto più volte, ma per questi due artisti ho una sorta di dipendenza, non riesco a farne a meno.

“Strane intuizioni” è una raccolta di ‘instantanee’ dalla vita vera. Trovi che sia naturale il legame tra le narrazioni e il folk che utilizzi come ‘scenografia’?

“Strane Intuizioni”, ma in generale le canzoni di SUE, raccontano storie che parlano di situazioni, personaggi, luoghi. L’arrangiamento è fondamentale per rendere le storie e far addentrare chi ascolta in quel mondo. Il folk credo sia adattissimo per creare le scenografie. Ho fortemente voluto la fisarmonica come “strumento tipico” di SUE proprio per richiamare quel legame alla musica popolare che può solo insegnare a raccontare.

Il folk è una ‘cosa viva’. Come pensi di averlo personalmente elaborato nel corso degli anni e delle performance live?

Da sempre amo ascoltare il folk, ma non solo. SUE, infatti, è l’insieme di tutti gli ascolti che hanno influenzato la sua vita. Ascolti che riguardano folk, il reggae, ma anche il pop e il cantautorato italiano. Il risultato dell’elaborazione del mio background musicale è SUE. Merito dell’arrangiamento dei brani è dei ‘SUI’, i miei musicisti, che portano la loro personalità in ogni canzone.

Come riesci a far convivere la coralità insita nel folk che innerva il tuo cantautorato con l’individualità propria di SUE?

Non lo so. Il folk negli arrangiamenti ci viene spontaneo. Ci sono alcuni brani che lo richiamano proprio, altri meno. Ci facciamo guidare da questo quando arrangiamo un bran: siamo liberi nella composizione, svincolati dall’impostazione classica che può caratterizzare un qualsiasi genere.

Dove si incontrano SUE e Susanna?

SUE è un modo di raccontare di Susanna. Si incontrano ovunque, si incrociano tante volte a partire dalle sonorità e dai testi. SUE ha un modo di raccontare velato, spesso ironico. Si “nasconde” dietro a personaggi inventati, ed è un modo per Susanna per non esporsi troppo (forse) ma allo stesso tempo di raccontare di sé.

Se ‘Strane intuizioni’ fosse un film, chi sceglieresti come regista?

Forse Paolo Sorrentino, per le immagini che riesce a regalare.

Vorremmo essere resi partecipi dei tuoi progetti sul breve e lungo periodo!

Live live e live! L’intenzione futura è sempre quella di portare in giro il progetto a contato con le persone, facendo incontri. Sarebbe bello avere una squadra di lavoro, questa volta, pensando anche di ipotizzare un secondo disco, ma non è semplice trovare la squadra giusta!

È giunto il momento dei saluti. Utilizza quest’ultimo spazio come un muro bianco. Hai in mano un pennello. Come riempirai il vuoto?

Approfitto per ringraziarvi per questa bella intervista, poco scontata e attenta ai dettagli.
Grazie per sostenere i progetti indipendenti, autoprodotti e al femminile che al giorno d’oggi, purtroppo, non è una cosa scontata.

SUE – HO CAPITO UNA COSA IMPORTANTE

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