VALERIA ALTOBELLI: "Ogni forma di esibizione merita rispetto"
Valeria Altobelli, talentuosa artista poliedrica che ha ottenuto un successo dopo l'altro in tutti i campi in cui si è cimentata: dalle passerelle alla musica, dalla televisione al cinema.
Valeria Altobelli, talentuosa artista poliedrica che ha ottenuto un successo dopo l'altro in tutti i campi in cui si è cimentata: dalle passerelle alla musica, dalla televisione al cinema.

VALERIA ALTOBELLI: “Ogni forma di esibizione merita rispetto”

Valeria Altobelli è su Music.it e per noi è un vero onore! Iniziamo questa intervista con un ricordo legato alla tua carriera musicale: racconta ai lettori un aneddoto talmente particolare, meglio se strano e imbarazzante, che non dimenticherai mai!

L’onore è tutto mio! E grazie per questa splendida opportunità! Un aneddoto strano e particolare legato alla mia carriera musicale. Sicuramente quando mi fu chiesto di scrivere un testo in inglese ed una melodia per la colonna sonora di un film che era quasi già in promozione. Era di domenica pomeriggio, ore 14, e ricevetti la chiamata del mio talentuoso amico Michele Braga. “Michele, per quando?” “Oggi, ore 18!” Silenzio e annichilimento totale. Ma lo feci. E l’adrenalina era tanta ed era meraviglioso lavorare in quelle condizioni di “countdown”, tipo bomba ad orologeria.

Ma ce l’hai fatta!

Sai, le idee non si forzano… sono libere per definizione! Ma una parola per me è sacra. E venne veramente un lavoro carino e fresco. Sembrava composto in una serena estate, sotto un albero di ciliegio… invece che sul letto dei miei nonni! I primi uditori? Mio figlio, mio marito, i miei genitori, mia nonna… e dei malcapitati amici! Che ridere! Certo che anche quella volta che ero in Cina… Mentre cantavo “Killing me softly” di Roberta Flack & Fugees, udendo una voce che pareva familiare unirsi a me, mi voltai e scoprii che era Lionel Richie. Avevo 20 anni. Immaginate voi la faccia!

Hai moltissime passioni: sei un’artista poliedrica ed hai ottenuto successo in tutti i campi in cui ti sei cimentata, passando dalle passerelle alla musica, dalla televisione al cinema. Cosa significa per te fare della propria passione una ragione di vita?

Sai, mentre fai una cosa, cerchi solo di mettere tutta te stessa in ciò che fai: qualsiasi opportunità, dalla più grande alla più piccola, è una attestazione di fede che una persona ti ha dato o ti sta dando. Bisogna onorare il tutto con rispetto e professionalità. Un concerto in una piazza merita lo stesso rispetto deontologico che cantare ad Hollywood nello studio di registrazione della autrice più importante del mondo!

Queste sono parole splendide.

Ci sono delle persone dietro ogni evento ed ogni realizzazione… e, nella maggior parte dei casi, quelle che lavorano maggiormente, sono gli “invisibili”, come li chiamo io: i tecnici del suono, per esempio! Amor movet omnia! Sono l’amore, la passione ed il rispetto per quello che si sta facendo e per le persone che ti hanno dato l’opportunità e la fiducia di farlo che rendono tutto magico. Poi, come disse qualcuno, il resto è “successo”.. e “successo” è il participio passato del verbo “succedere”.. e a me, non interessa!

Quanto tempo dedichi alla musica e che ruolo ha nella tua giornata tipo?

La musica… la musica è tutto per me! È stata il mio momento di rifugio nei periodi più bui ed il mio sfogo di gioia in quelli più luminosi. Ho iniziato a studiare musica a 6 anni e ho continuato ininterrottamente, con la strumentistica con chitarra e pianoforte, il solfeggio, l’armonia, la lirica. Partita da corista, pensavo che la carriera più logica per me fosse quella di diventare cantante! Ho sempre avuto gruppi con i quali cantavo nei locali, nelle piazze: ogni forma di esibizione, come detto, merita rispetto. Sto bene quando canto. È un liguaggio universale! Ero a Milano per uno spettacolo. Mattino prestissimo. Vidi una folla di migliaia di persone e capii che era per X Factor, quando ancora lo davano in Rai. Mi misi in fila invece di andare a prendere il mio treno. Avevo 23 anni ed il giorno dopo mi dovevo laureare in diritto d’autore.

Questo lo definirei coraggio.

Si fecero le 21 e dissero di andare via. Avete presente la scena di Zalone che canta da solo? Feci la stessa cosa! Entrai e cercai qualcuno che mi potesse ascoltare. Trovai un pianista molto gentile. Gli piacqui. Andai avanti nelle selezioni fino ai Bootcamp. Piacevo a Mara Maionchi, ma il mio giudice era un altro e mi tirò via dai 5. Pensa, ho fatto anche i concorsi di bellezza con la musica nel cuore pensando potessero essere una opportunità! in Cina ho cantato con Lionel Richie e a Miss Italia con Loretta Goggi, che poi ho ritrovato tra i miei giudici a “Tale e quale show”. Ho passato un periodo buio, tra i 20 ed i 28 anni: avevo capito che la musica ormai non era per me ed avevo smesso di farla, totalmente, in qualsiasi forma. Stavo male.

Ci credo, la musica era la tua vita…

Sai, quando sei abituata a cantare, dal coro della chiesa ai concerti più grandi, e decidi di troncare tutto, stai male! Malissimo. Come quando non vuoi più vedere la persona di cui sei innamorata. Poi ho capito che dovevo farla per me, per me e per nessun altro! Sono “ibrida” e poliedrica a livello di carriera e di interessi, e forse è stato un programma “di cartello” come “Tale e quale show” a ridarmi la gioia di cantare senza sentirmi dire: ma tu sei modella, presentatrice, attrice o laureata!

Ti creava difficoltà?

Tante volte non viene “perdonato” il fatto di non essere specifici e volersi sperimentare in più campi. Invece forse potrebbe essere un qualcosa in più! Anche se nutro profondissimo rispetto soprattutto per i musicisti puri, che dedicano la vita intera ad un solo strumento. E per i cantanti lirici. L’opera è la mia malattia da sempre… e chi mi conosce bene, lo sa! Credendo di più in me stessa, ho cantato in Texas, a Los Angeles, a Washington ed ho ripreso con i concerti in Italia con i miei musicisti di sempre. Forse quella “dignità” dovevo ridarmela io, in primis!

“I’m standing with you” è una ballad intensa ed evocativa che porta con sé un messaggio forte e netto di rifiuto contro ogni forma di violenza e discriminazione. Quanto c’è della tua storia personale in questa canzone?

“I’m standing with you” è un qualcosa di straordinario. Come lo è stato, per me, essere stata depositaria della fiducia di due musicisti che, per me, rappresentano un modello di eccellenza! Diane Warren mi ha dato la licenza di riadattarla in più lingue e di cercare le ragazze che, secondo me, avrebbero potuto rappresentarla in una versione internazionale. John Debney, il mio compositore del cuore da quando nel 2004 ascoltai la sua colonna sonora de “La Passione di Cristo” di Mel Gibson, mi ha osservata, lasciato carta bianca e, prendendomi le mani mi ha detto: «Valeria, I’m really proud of you». Come quando il tuo professore modello del liceo ti dice che hai fatto un ottimo compito!

Sarai stata molto orgogliosa di te!

Ho fatto cantare non cantanti, e questa era la mia sfida più grande. Poi la meravigliosa Sumi Jo, una sorella di vita per me, mi ha detto: «Valeria, io farò di tutto per te.. perché credo in te!». Nel mio immaginario questo era l’inno mondiale perfetto per rappresentare la solidarietà femminile, con un secco e sonoro NO ad ogni forma di violenza, abuso, sopruso, discriminazione. “I’m standing with you” è la mia storia. Non capivo il perché del mio pecorso: a cosa mi sarebbero servite un concorso di bellezza, una laurea in legge e un master in relazioni internazionali in una carriera artistica? Poi è arrivata forte una chiamata, manifestatasi attraverso la richiesta di aiuto di una mia amica africana, ex miss conosciuta a Miss World. Il marito abusava di lei.

È terribile…

Ed io dovevo fare qualcosa perché mi era stato chiesto aiuto. Ho fondato l’associazione mandando più di 5000 messaggi in tutto il mondo a tutte le donne, oggi mamme e professioniste e personaggi pubblici, che avevano fatto dei concorsi di bellezza. Sai, era il mio primo accesso ad una piattaforma mondiale: riconoscendosi, si poteva creare un qualcosa di internazionale! Ho ricevuto tanto amore, ma anche io, come ogni donna, ho avuto episodi di violenza psicologica forti. Il mio difetto è che dimentico il male e tendo a ricordare il bello di qualsiasi cosa. I concorsi? Una piattaforma mondiale in 150 nazioni. La laurea in legge? Devo essere avvocata dei diritti di chi non ha voce e mi ha chiesto di parlare. Il master in relazioni internazionali? Ti porta a conoscere le culture e le popolazioni e a rispettarle.

Tutto il tuo percorso, alla fine, ti è stato utile!

Così dal 2016 sono Presidente e fondatore di Mission Onlus. È difficile. Ma io ci credo. Come credo nel futuro e nelle donne! Mission è una mamma, come Valeria, che parla al suo bambino, che sarà un uomo domani, che potrebbe essere il mio piccolo Gioele, per prevenire ogni forma di violenza e sofferenza.

Hai riadattato “I’m standing with you” – nata dalla penna della compositrice americana Diane Warren – in 6 lingue cantate, 15 parlate e 23 scritte. Quale messaggio vuoi far arrivare a tutte le donne che ti ascoltano e che ti stanno leggendo?

Parlate, amiche mie! Non vergognatevi! Non nascondete i lividi del corpo e dell’anima dietro il trucco… ma mostrate i vostri segni perché vi rendono più belle! Chi si deve vergognare è chi opera violenza, fisica o psicologica, chi non rispetta, chi giudica, chi addita, chi ferisce, con gli schiaffi e con le parole. Dovremmo praticare la gentilezza per sentici bene. Dovremmo ascoltare prima di giudicare. Conosciamo solo l’apparenza di ogni vita, il virgulto che vediamo al di sopra del terreno. Sotto ci sono radici che nessuno di noi può conoscere… radici spezzate, legate, lacerate a volte. Fidiamoci delle donne… e degli uomini! Fidiamoci di questa umanità. Mi dicono di essere sognatrice, ma non riuscirei a vivere se non mi dessi questa illusione. Sento i mali di chi si confida con me come se fossero miei.

Ci vuole una grande empatia.

L’indifferenza è un muro davvero brutto ed invalicabile. Fa male a noi. Che vita sarebbe se non ci sporcassimo dei colori di ognuno, rendendo più bello il nostro? E amate, amiche mie! AMATE! L’amore genera amore… è una forza, uno tsunami di buoni sentimenti. L’odio genera odio e ci fa star male. Quando siete felici, siate felici! E quando siete tristi, siate felici! Perché avete il dono più bello e più magico che ancora nessuno scienziato è riuscito a spiegare: LA VITA!

Come nasce la collaborazione con Diane Warren? E l’idea del videoclip?

Mamma mia, la vita… Mi sembra ancora tutto incredibile. Ma quando un qualcosa viene da un piano superiore e non da te.. accade e basta! Cantai davanti a Diane Warren lo scorso febbraio, al Chinese Theatre di Hollywood. Ci salutammo alla fine, ma io ero pietrificata dinnanzi alla “regina delle ballate”, come la definisce Billboards. Ma devo dirti che mi colpì la sua anima, la sua timida purezza.

Deve essere stata un’emozione unica.

John Debney, mio compositore del cuore? Volando da Miami a Los Angeles rividi quel volto, voce narrante di un documentario sulla musica da film, mia passione più grande insieme alla lirica. E chi avrebbe mai detto che sarei stata destinata ad incontrarlo a Los Angeles? Chi avrebbe mai detto che, nel suo studio, piangevamo insieme dopo due minuti di conversazione? E chi avrebbe mai detto che sarebbe stato proprio lui, due giorni dopo averla conosciuta per la prima volta, a dirmi che la persona giusta per l’inno contro la violenza che avevo nel cuore, sarebbe stata Diane Warren?

E invece, così è stato!

La fine della favola è una intervista alla CNN, tutti e tre insieme, io da Roma, John e Diane da Los Angeles, a parlare di questo straordinario progetto realizzato nel suo studio, Realsongs. Tutto questo è incredibile e devo ringraziare John e sua moglie Lola: mi misero al centro della stanza in casa loro, a maggio, davanti a Diane Warren e a Manny Marroquin che ha curato il sound engeneering, e mi chiesero di aprire il mio cuore.. lacrime ed emozioni indescrivibili in quel salotto. Tutti i presenti hanno collaborato in maniera encomiabile. Credimi, se guardo il tutto come un narratore onnisciente, faccio fatica a crederci per prima! Dio è immenso nei Suoi progetti… muove i tuoi passi senza che nemmeno tu te ne accorga.

Quale ritieni che sia il ruolo sociale della musica a livello internazionale?

Siamo troppo distanti da “We are the world”, 35 anni lo scorso gennaio, dal Live Aid, 13 Luglio 1985, mia data di nascita. Ho avuto l’onore di cantare ad Ischia davanti ad uno dei miei idoli, Bob Geldof, ideatore del Live Aid. Gli dissi che il mio sogno è quello di dar vita ad un nuovo Live Aid che parta non dalle rockstar, ma da chi ha amore per il canto e per la musica. Mi mostrò un telefonino e mi disse: «Amo la tua passione ma, vedi, per colpa di questi aggeggi, non ce la farai mai!» Ha ragione forse. Le parole a volte creano tensioni. La musica le stempera. Basta una Major key per innalzare l’anima. Basta una Minor key per portarti in un clima di riflessione e di interiorità. La musica è potente! È forte! È un linguaggio universale straordinario. Le note sono quelle, per tutti!

Mi trovi d’ccordo!

Da Guido d’Arezzo. Oggi non abbiamo l’UT, ma il DO grazie a Giovanni Battista Doni, come mi ricorda mio figlio mentre ripete musica. Le lingue sono milioni! I dialetti, le sfaccettature. La musica è partita in Italia. La nostra responsabilità è fortissima! La musica è foriera dei più forti messaggi sociali della storia! Pensiamo ad “Imagine”, ai The Beatles… ai Pink Floyd… a Giuseppe Verdi e all’opera! Si racconta la storia tramite la musica. E si racconta la musica tramite la storia. È una corrispondenza bi-univoca. In un mondo pieno di negatività e che sembra aver perso la speranza nel futuro, la musica riflette ciò che sentiamo. Le note sono soppiantate dal rumore a volte. Gli strumenti da synth sempre più asettici ed impersonali. Johann Sebastian Bach diceva: “La musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori”. E forse, oggi, fuori c’è troppo rumore…

Valeria Altobelli, ti ringrazio per aver speso con noi il tuo prezioso tempo. Le ultime righe sono per te, puoi aggiungere ciò che vuoi e magari lasciare ai nostri lettori una citazione che ti appartiene! Ciao e a presto!

Grazie a voi, davvero! Grazie per avermi permesso questo sfogo intimo e sincero e per essere stati il mio confessionale. E grazie ai lettori, a voi di Music.it e a tutti coloro che cercano la musica, in ogni forma ed in ogni manifestazione. Bisognerebbe cercarla di più. E bisognerebbe andare nelle camerette di tutti quei geni che, in questo frastuono che premia chi urla di più, preferiscono stare in disparte a scrivere e a parlare con la loro musica. Sono convinta che ci siano dei nuovi Luigi Tenco, dei nuovi Fabrizio De Andrè, dei nuovi Sergio Endrigo, dei nuovi Lucio Battisti chiusi in quelle camerette!

Chissà quanti veri artisti perderemo, o abbiamo già perso, per via della difficoltà nel farsi conoscere…

Quanto vorrei essere un talent scout ed avere il modo ed il tempo di andarli a cercare… La vera musica è racchiusa dentro quelle stanze vuote e piene al tempo stesso. Sono solo quelle le note che, per me, sono destinate a durare per sempre. Non scoraggiatevi! Nutritevi di musica e datene da mangiare… prima o poi qualcuno scoverà il vostro talento! Sai cosa dico sempre? Che chi ha la musica nel cuore, quella pura, quella che parte dallo stomaco e dall’anima, dovrebbe meritare il Paradiso di diritto. Non conosco persone migliori al mondo dei musicisti. Gente pura, limpida, che si stima, si rispetta, si aiuta… gente che corre insieme, vicina, controcorrente, felice… come i salmoni che sfidano la corrente. E, per me, la gioia più grande è quella di avere la stima dei musicisti veri!