MARLENE KUNTZ: "Lavorando a un disco cerchiamo di stupire per primi noi stessi"
Cristiano Godano, Riccardo Tesio e Luca Bergia sono i Marlene Kuntz
Cristiano Godano, Riccardo Tesio e Luca Bergia sono i Marlene Kuntz

MARLENE KUNTZ: “Lavorando a un disco cerchiamo di stupire per primi noi stessi”

Oggi sulle pagine di Music.it Luca Bergia a nome dei Mrlene Kuntz. Ciao Luca, è un piacere averti qui: Iniziamo subito con una domanda a bruciapelo, raccontami di un ricordo particolarmente intenso che i Marlene Kuntz hanno di un loro live.

Ciao a tutti. Allora, di cose ne sono successe tante in questi trent’anni. Tra le più importanti forse ricordiamo con piacere le date con il Consorzio Suonatori Indipendenti e con i Sonic Youth. All’epoca eravamo dei loro super fan e mi ricordo che guardammo il concerto dal palco, una cosa strepitosa. Siamo poi riusciti a incontrarli anche a Correggio poi dove gli facemmo l’apertura. Uno dei migliori ricordi degli anni ’90. Insomma, stare sul loro stesso palco, con gli artisti che ci hanno ispirato, è stato incredibile.

Parlando proprio di questo, vorrei sapere quali sono gli artisti che più vi hanno influenzato. Parliamo ovviamente di una scena importante che va dalla fine degli anni ’80 fino ai ’90. C’erano artisti che vi accomunavano tutti?

Noi all’inizio avevamo gusti abbastanza diversi. Io provenivo dal dark, quindi Joy Division, Bauhouse, la scena dark in generale insomma. Riccardo Tesio invece era un fanatico dei Metallica, o comunque tutto il super metal. Lui chitarrista, io avevo da poco affittato una batteria e ci siamo messi a suonare insieme, a fare un po’ di cover, anche dei Litfiba ad esempio. Cristiano Godano invece aveva altri gusti, ancora più particolari, ci fece conoscere lui ad esempio i Sonic Youth. Altri suoi riferimenti erano sicuramente Neil Young o Nick Cave. Eravamo una mistura abbastanza variegata ma mediamente dark.

Il vostro gruppo si forma nell’87, eravate ancora dei ragazzini per così dire. Come avete affrontato la notorietà dovuta al vostro nome?

Ma guarda, noi siamo partiti effettivamente nell’89 e non avevamo grandi smanie di notorietà. Per noi l’obbiettivo era quello di fare un disco e per fare il nostro primo disco ci abbiamo messo un bel po’. Ci sono stati in mezzo diversi demo, abbiamo partecipato ad un concorso chiamato “Rock Targato Italia” dove siamo stati praticamente esclusi. Siamo stati poi ripescati per via di un gruppo che non ha voluto partecipare e questa cosa ci ha favorito perché l’inedito che per noi era “Canzone Di Domani” che sarebbe stata registrata da Gianni Maroccolo e Marco Lega. Lì è successo che siamo piaciuti. Si sono innamorati di noi vedendo questo gruppo di “marziani” che faceva questa sorta di rock cantato in italiano, che in quegli anni non si sentiva.

Una scelta coraggiosa quella di cantare in italiano un genere rock, specialmente in quel periodo.

Fu un grande pregio di Cristiano quello di cantare in Italiano su quelle basi, una cosa che non si sentiva spesso. Insomma per farla breve, dopo 4 anni di rapporti epistolari, con Marco Lega che saliva di tanto in tanto a Cuneo ad aiutarci, nasce il Consorzio Suonatori Indipendenti. Dall’altra parte invece una cassetta di un nostro demo arriva nelle mani di Enrico Romano che si interessa all’opzione di un nostro disco. Eravamo arrivati ormai al punto dove ci dicevamo che il disco lo avremmo prodotto noi se qualcuno non ci avesse preso, ma insomma mancavano i soldi. Con loro invece si è avviata la produzione del nostro primo disco “Catartica”

L’inizio di una carriera praticamente.

Esatto, ci hanno anche molto aiutato ad evitare di fare stupidaggini. Insomma, parliamo di Gianni Maroccolo. Tantissima esperienza. Quando usci “Catartica” – per riallacciarmi al discorso di prima – abbiamo avuto la sensazione di aver fatto assolutamente del nostro meglio, ma non avevamo alcuna sensazione di quello che sarebbe successo dopo. Erano gli anni in cui non eravamo appoggiati dai live media, radio televisioni eccetera, per quanto poi non lo siamo mai davvero stati. Quindi era tutta una gavetta nostra di grandissimi concerti dove abbiamo fatto in quell’anno una cosa come 120 date, aprendo a tantissime persone, specialmente ai CSI.

E da li come si sono evoluti i Marlene Kuntz?

Poi piano piano il disco ha iniziato a prendere piede. Devo dire che però non c’è mai stato un disco che ci ha fatto “decollare” davvero. È sempre stato tutto molto graduale. Per noi fare un disco è quel momento in cui ci chiudiamo in sala prove, non pensiamo al disco precedente e lavoriamo solo su un mondo nuovo. Cercare di stupire per primi noi stessi. Questo lo abbiamo sempre fatto in questi 10 dischi. È chiaro che poi in questi 30 anni cambiano delle cose. Tu cresci ed evolvi perché cambia il mondo intorno a te. Tu cambi i tuoi punti di vista, e magari rispetto alla nostra formazione originale con chitarra, basso e batteria, abbiamo sentito l’esigenza di avere un’orchestrazione.

Parlando di concerti. Luglio sarà davvero impegnativo con tutte le date che avete in programma con 30 20 10 MK². Vi state preparando e cosa vi aspettate?

Luglio sarà un massacro – ride –. Intanto devo dire una cosa molto importante: questo concertò sarà completamente nuovo sia per noi che per tutto il pubblico che ci ha sempre seguito. Sono 10 date in luoghi molto preziosi e suggestivi. Partendo da Parma per arrivare a Roma al teatro di Ostia Antica, fino al castello di Stupinigi. Tutte location straordinarie e suggestive. Il concerto sarà molto articolato perché come da titolo del tour MK². Questo perché sarà un concerto doppio. Nella prima parte suoneremo in acustico e sceglieremo i brani più adatti, e nella seconda parte ci sarà invece una parte più esplosiva dove riproporremmo “Ho ucciso Paranoia”.

Credo che suonando in acustico si crei un rapporto totalmente diverso con il pubblico, non trovi?

Assolutamente si, sono d’accordo. L’abbiamo già sperimentato a Milano ai “Magazzini Generali”. Quindi questo spettacolo sarà un totale crescendo. Inoltre dopo “Ho ucciso Paranoia” ovviamente non potranno mancare tutti i nostri brani irrinunciabili.

Rimanendo in tema “pubblico”, in questo momento, che tipo di pubblico vorreste vedere? Persone più affezionate o più giovani o comunque nuovi fan?

Secondo me c’è un grande cambio generazionale. Tutti i ragazzi che ora ascoltano musica al momento ascoltano o rap o trap o altre cose completamente differenti. Siamo in un mondo divergente. C’è un’idea di musica più vicina al marketing che non all’idealismo di fare un capolavoro. Non dico un copia e incolla, ma comunque seguire la tendenza e fare un singolo che va al momento solo per buttarlo in rete e fare milionate di click su Youtube o Spotify. È cambiato completamente mondo.

È un po’ finito il tempo della rivoluzione insomma?

Esatto, io credo che però tutta la nostra produzione discografica, se ascoltata con pazienza per intero da un ragazzo, due o tre volte, ci entrerebbe dentro. Tra la musica e i testi di Cristiano che hanno un’intensità e una poesia indiscutibili.

Forse è proprio la pazienza che manca, ormai si ascolta la musica in maniera molto veloce, quasi frenetica.

Sì, anche la stessa concezione di album non esiste più, ormai escono solo singolo. Comunque, noi siamo fieri e orgogliosi di aver raggiunto questo risultato. 30 anni non sono facili per nessuno da raggiungere, sia in italia che all’estero, e siamo davvero gratificati per questo. Noi sul palco sapremo esplodere in intensità e poesia come sappiamo fare ancora adesso che di anni ne abbiamo 50. Io spero che le operazioni che stiamo facendo anche sui nostri social possano incuriosire anche i più giovani.

Dici che 30 anni sono difficili da raggiungere in carriera, ma dimmi, c’è mai stato un momento in cui voi come Marlene Kuntz avete pensato di lasciare o avete avuto diverbi particolarmente accesi?

Guarda, le tensioni ci possono stare, però devo dire ad onor del vero che non abbiamo mai vissuto un momento del genere. Una tensione che avrebbe potuto portare all’esito di uno scioglimento. Questo credo perché siamo persone mediamente intelligenti – ride – che hanno capito quale è il loro ruolo. In un gruppo generalmente ci sono tante mansioni da svolgere. Bisogna che vengano onorate in maniera intelligente, senza rosicare per qualunque cosa. Per questo noi siamo stati un gruppo, mi viene da dire fortunato.

Ora il tour, entro il 2019 o massi 2020 vedremo qualche nuova uscita? C’è qualcosa in cantiere?

C’è qualcosa ma non te la posso rivelare assolutamente. Però c’è l’idea del nuovo disco che dovrebbe arrivare il prossimo anno e ci stiamo già lavorando. Se seguirete i nostri social avrete un sacco di motivi per continuare a seguirci. Stiamo lanciando dei contest, che sono un modo divertente e nuovo per incuriosire. Al passo con i tempi.

Siamo quasi alla fine. Una cosa che ci interessa molto è capire la differenza tra il panorama nazionale e quello all’estero. Voi che li avete vissuti tutti e due cosa potete dirci?

In realtà non abbiamo suonato tantissimo all’estero. Siamo stati tanto in Italia. Credo che se tu vuoi fare qualcosa all’estero, secondo me, devi essere impregnato di quella cultura. Te la devi vivere e devi ovviamente cantare in Inglese. Poi però ti scontri con un mondo di musicisti incredibili con i quali poi però devi fare i conti. Nel senso che già solo gli americani, per la loro formazione, hanno rock blues e jazz che sono patrimonio nazionale. Gli stessi anglosassoni fanno della cultura musicale una parte non trascurabile, anche del proprio PIL. Per noi invece è più trascurabile. Siamo Italiani e al più siamo quelli della musica melodica. Da un Italiano ti aspetti solo che canti in un certo modo. Insomma, l’esempio che gira di solito tra i Marlene è sempre lo stesso. È come andare a mangiare la pizza da un napoletano oppure da un americano in Italia. Da chi andresti? E comunque è un caso molto italiano. Ad esempio ci sono tantissimi gruppi francesi che hanno spaccato all’estero.

Invece un consiglio che dareste a chi si sta avvicinando o è nel mondo della musica da poco.

È difficile dare consigli. Di sicuro conta molto la qualità di ciò che si fa. Però non basta. ormai i social hanno preso il sopravvento, quindi devi essere un bravo comunicatore, devi essere sempre sul pezzo dappertutto, specialmente se vuoi monetizzare o avere followers. È cambiato il mondo ed è il motivo per cui tantissimi preferiscono scorciatoie come i talent piuttosto che suonare ovunque come abbiamo fatto noi.

Domanda cattiva. Una canzone che i Marlene Kuntz non avrebbero voluto scrivere.

Sono sincero. Il percorso che porta alla chiusura di un nostro disco è lungo e faticoso, per cui quando arriviamo alla scrematura abbiamo già tolto quello che non ci piaceva. Ci piacciono tutte e non escluderei nessun pezzo.

Invece quale è il brano che avreste voluto scrivere?

Beh, direi “Impressioni di Settembre” della PFM ma potrei dirtene a carrettate.

Ottimo, allora abbiamo finito. Le domande possono essere limitanti quindi ti sciolgo da questi lacci e ti lascio libero di aggiungere ciò che vuoi. A presto!

Una cosa vorrei aggiungere, anzi, anticipare. Posso dire che uscirà un cofanetto di 3 cd dal titolo “Best and Beautiful” dove abbiamo raccolto personalmente sia i brani più belli della discografia. Inoltre uscirà un doppio album dal nome “Cover and Rarities” dove abbiamo voluto inserire da una parte tutte le nostre cover, e dall’altra tutti i brani che fino ad oggi non sono stati valorizzati. Un po’ quello che vi siete persi della nostra discografia.