I Viboras in uno scatto promozionale, da sinistra: Sal Rinella, Julia The Ripper, Ga Drum e Irene Viboras.
I Viboras in uno scatto promozionale, da sinistra: Sal Rinella, Julia The Ripper, Ga Drum e Irene Viboras.

VIBORAS: “Incendiate i divani, abbandonate ogni forma di scazzo”

Viboras, benvenuti su Music.it. Iniziamo in maniera particolare. Prendo la palla al balzo e vi chiedo, a proposito del vostro ultimo album “Skeletons in the Closet”, un aneddoto imbarazzante, meglio se mai raccontato, su di voi e la vostra musica. Coraggio, fuori gli scheletri dall’armadio!

Ciao Matteo felicissimi di esserci! Di cose ne capitano molte in una band ma onestamente cose imbarazzanti “nuove” non ci vengono in mente, sarà che siamo stati fortunati. O forse non ci formalizziamo quindi ci sembra tutto normale!

Cosa si nasconde dietro la scelta di pubblicare un album di cover? Perché aprire il Vaso di Pandora dei vostri segreti, di chi è la colpa?

Si tratta di una scelta molto spontanea, quale musicista non sogna di fare un album di cover e oltretutto che esce a Natale? Durante l’estate scorsa in uno dei tanti nostri deliri forse esaltati dal caldo, ci siamo detti “ragazzi ma un album di cover? E se lo facessimo di quelle che più ci gustano senza preoccuparci del genere?” Probabilmente se ne avessimo parlato in un periodo differente avremmo tirato fuori pezzi differenti, quindi per rispondere all’ultima parte della tua domanda qui la colpa è di tutti, nessuno è innocente.

Poco prima dell’uscita di “Bleed”, il vostro ultimo EP di inediti pubblicato il 31 marzo 2019, la band ha subito un cambio di lineup. Come mai? Ci sono state difficoltà nel far “ripartire” i Viboras?

Siamo tornati dopo un periodo di “stallo” molto carichi e positivi, ma con l’aumentare degli impegni la situazione si stava complicando, i concerti aumentavano insieme alle distanze da coprire. Una parte della band spingeva per mantenere una certa produttività, mentre tra una forma sfigata di tendinite del batterista e impegni personali crescenti del bassista tutto sembrava lì lì per crollare… per fortuna abbiamo trovato praticamente subito dei membri che ci hanno permesso di non fermarci, Ga (batterista) e Giulia (bassista). In pratica sono saltati sulla carrozza in corsa senza batter ciglio!

Parliamo di “Bleed”, per l’appunto. Un EP di 6 tracce, più una remastered, belle cariche, veloci e incazzate al massimo. Un marchio di fabbrica. Parlatemi di questo lavoro.

“Bleed” nasce proprio nel periodo in cui la band stava vivendo un anticipo di rallentamento. Il progetto era forte e voluto con tutto il cuore (cit copertina); talmente tanto che non ci volevamo rinunciare, sentivamo che sarebbe stato una bomba nonostante tutto. Avevamo le canzoni, avevamo le collaborazioni e senza pensarci su l’abbiamo subito inciso al 33HZ Studio con Frank Altare: grazie alla sua amicizia e ovviamente al rapporto professionale esagerato che abbiamo con lui il disco è venuto esattamente come lo avevamo immaginato

E “Bleed” ha visto anche interessanti e importanti collaborazioni con artisti della scena underground, come Olly Riva e Andrea Rock. Qual è stata la parte migliore del lavorare con loro?

Sono incredibili, con alcuni abbiamo lavorato a distanza, con altri direttamente in studio. La cosa che li contraddistingue è anche nel loro caso la professionalità, anche loro se lo sentivano che non avremmo proposto delle schifezze (o almeno lo speriamo!): hanno ascoltato i pezzi, li hanno imparati e li hanno incisi, tutto ad una velocità impressionante agendo in totale libertà dato che non abbiamo dato loro direttive… quando si dice saperci fare.

Cosa non deve assolutamente mancare in un vostro brano per essere davvero un vostro brano?

La voce graffiante di Irene è la risposta più ovvia e la prima che verrebbe in mente a tutti, e non si può negare che non sia una verità. Il sound dei Viboras però non si ferma solo alla sua voce, a noi piace essere rumorosi, empatici, emozionati e liberi di interpretare il pezzo a piacimento ognuno per le proprie parti. E ovviamente in una canzone non deve mancare la possibilità di poter portare tutto ciò nella dimensione live.

E se vi venisse data la possibilità di scrivere, o anche ri-scrivere, la colonna sonora di un film, quale scegliereste?

Sui film abbiamo pareri non sempre allineati, forse uno di Quentin Tarantino ci metterebbe d’accordo, ovviamente facciamo riferimento a quelli in stile “Pulp Fiction” o “Kill Bill”. Il perché è molto semplice: lui come pochi ha creato dei pastoni di genere che difficilmente non mettono d’accordo più persone. Ci sono mazzate, sparatorie, situazioni assurde, attori da paura, attrici belle sboccate e tutto il cinema degli ultimi 50 anni, c’è di meglio?

Solitamente chiedo quali sono gli artisti che hanno influenzato il lavoro della band, ma con l’album di cover “Skeletons in the Closet” pubblicato a Natale mi avete fregato. Manca qualche nome all’appello?

Skeletons dice molto ma non tutto, nel nostro retaggio c’è di tutto dallo stoner al grunge (Giulia soprattutto) passando per il metal classico degli Iron Maiden, al trash dei primi Metallica, il Boss, Tom Petty, Lo ska della Trojan, il punk italiano, la mazurca, gli Wham, la colonna sonora di “Grease”, la musica dance dei 90, i Sex Pistols, gli immancabili The Clash e tantissima roba che non ricordiamo.

Ora che ci penso, avete da poco celebrato 15 anni di carriera, quindi i miei complimenti! Ma in futuro cosa ci aspetta? Nuovi brani, album, live? Forza su, qualche altro scheltruccio e vi lascio andare!

Allora, proprio in questo periodo ci prenderemo un mesetto di vacanza abbondante in cui concentreremo una buona parte della composizione del prossimo EP che sarà il continuo di “Bleed”, fitto anche questo di collaborazioni che non diremo fino all’ultimo. Stiamo cercando anche di trovare un modo figo per farlo uscire, qualcosa di esagerato e speriamo di riuscirci! Per quanto riguarda i live siamo presi quasi fino a fine primavera e stiamo lavorando ad un estivo che non ci farà riposare un istante, con un occhio puntato forte sui festival. È uscito oggi 24 gennaio il video di “Monday I’ll Be Back” (cover dei Crummy Stuff) presente su “Skeletons in the Closet”!

Viboras, purtroppo siamo arrivati ai saluti, ma il finale spetta a voi. Potete chiudere e salutare i lettori come preferite. Fate del vostro peggio. A presto!

Incendiate i divani, abbandonate ogni forma di scazzo, supportate le band che amate e quelle che potreste amare, in pratica uscite di casa e scoprite più roba nuova possibile, se poi in mezzo ci saremo anche noi tanto meglio!!! Grazie mille e a prestissimo!

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