Paolo Palumbo con Christian Pintus hanno cantato "Io sono Paolo" (fonte RaiPlay)
Paolo Palumbo con Christian Pintus hanno cantato "Io sono Paolo" (fonte RaiPlay)

SANREMO 2020: Chi è PAOLO PALUMBO, il rapper fuori gara sul palco dell’Ariston

Mercoledì 5 febbraio (qui il riassunto della serata) ha fatto la sua comparsa sul palco dell’Ariston una persona molto speciale. Paolo Palumbo, 22enne di Oristano, è infatti il malato di SLA più giovane d’Europa. Non si presenta a mani vuote, ma con la canzone che ha fatto concorrere tra le nuove proposte. Nonostante non sia stata selezionata, sembra sia stato irresistibile il desiderio di Amadeus di dedicare a Paolo Palumbo e alla sua storia uno spazio all’interno del Festival di Sanremo. “Io sono Paolo” è il brano autobiografico che ha preso voce grazie al rapper Christian Pintus.

Il 22enne sardo ha toccato l’intimità di ogni singola persona che aveva gli occhi puntati sull’Ariston. Sia il pubblico in platea di Sanremo, che quello in casa, non ha saputo resistere alla forza che permette a Paolo Palumbo di continuare vivere con i suoi cari. Ma non è la prima volta che fa la sua apparizione in pubblico. Paolo, infatti, è seguitissimo sui social. Nelle condizioni in cui si trova è stato vittima di una gogna mediatica per essere stato ammesso in una ricerca di cure sperimentali in Israele. Nel 2017 aveva rifiutato la mano datagli da Barack Obama, allora presidente degli Stati Uniti d’America.

Il discorso di Paolo Palumbo a Sanremo 2020

Buonasera a tutti! Lasciate che mi presenti. Mi chiamo Paolo Palumbo, ho 22 anni, sono nato in Sardegna e da 4 anni combatto contro la sclerosi laterale amiotrofica, conosciuta come SLA. Ringrazio lo staff di Sanremo e Amadeus per avermi dato l’opportunità di essere qui stasera e di portare il mio messaggio usando questa voce un po’ particolare. Chiudete gli occhi. Provate a immaginare che la vostra quotidianità, anche nei gesti più piccoli, venga improvvisamente stravolta. Immaginate che un corpo che per anni vi ha sostenuti non risponda più ai vostri comandi. Che non possiate più provare il piacere di dissetarvi con un sorso d’acqua, di canticchiare la vostra canzone preferita o di fare un bel respiro profondo. In Italia siamo oltre 6000 ad aver provato queste sensazioni e ad aver fatto degli accertamenti che ci hanno catapultato in un mondo ignoto. Sapete chi è la persona che mi sta vicino?

Paolo Palumbo: «Si chiama Rosario e non è solo mio fratello: è anche il vero eroe di questa storia»

Pensate che al momento della diagnosi lui ha lasciato tutto per prendersi cura di me, diventando le mie gambe e le mie braccia. Grazie a lui le mie incertezze sono scomparse. Certo ogni tanto mi fa arrabbiare e lo rimprovero. Ma basta la dolcezza con cui mi parla a far tornare tutto come prima. Rosario e la mia splendida famiglia mi hanno insegnato cosa significa la parola ‘sacrificio’, dedicandomi la loro vita senza avere nulla in cambio, se non di rimanere qui con loro. Grazie al loro amore, ho scoperto una forza interiore che non sapevo di avere e che vorrei trasmettervi. Perché sono convinto che ce l’abbiamo tutti, anche se non ce ne rendiamo conto. È stato grazie a questa forza che la SLA non è riuscita a farmi diventare un no-cef e a realizzare tutto quello che avevo in mente.

Palo Palumbo: «La mia non è la storia di un ragazzo sfortunato ma di un ragazzo che non si è arreso»

Quando vi dicono che i vostri sogni non si possono realizzare continuate dritti per la vostra strada seguendo il cuore perché i limiti sono solo dentro di noi. La vita non è una passeggiata e dovremmo fronteggiare le sfide che ci mette davanti con tutto l’entusiasmo possibile. Poco più di un mese fa ho affrontato un momento difficile una crisi respiratoria. Se non fosse stato per la mia bravura dei medici e il sostegno di tutti quelli che sono accanto a me oggi non ci sarei. Quando mi sono risvegliato dalla rianimazione ho riflettuto sulla fortuna di essere vivi. Vi faccio una domanda: avete usato il vostro tempo nel migliore dei modi? Avete detto “ti voglio bene” a tutti quelli che volevate? Avete cercato di fare il lavoro che sognavate per svegliarvi con il sorriso?

Paolo Palumbo: «Questi ultimi anni ho imparato che il tempo che abbiamo a disposizione è poco e prezioso e dovremmo viverlo intensamente riempendolo di amore e di altruismo»

Date al mondo il lato migliore di voi e vedrete che le cose andranno meglio. Perché se abbiamo bisogno di un cambiamento, è soprattutto nella mente, dove stagnano le disabilità più pericolose e la mancanza di empatia e tolleranza. Malattie come la mia ci rendono uguali, colpiscono senza giudicare le storie, la nostra bontà il nostro ceto sociale o i nostri progetti. Perciò, nel vostro piccolo, fate ciò che potete per aiutare il prossimo. Non buttate via la vostra vita. E quando di fronte a un problema crederete di non farcela, ascoltate e riascoltate la mia canzone. Fatela sentire a chi amate e pensate a me e a tutti quei guerrieri che ogni minuto lottano per vivere. Grazie a tutti.

https://youtu.be/5h-Yl3guoe0

Io sono Paolo, di Paolo Palumbo (link al testo)