Jessica Passilongo, in arte NORMAL, in un'immagine promozionale.
Jessica Passilongo, in arte NORMAL, in un'immagine promozionale.

NORMAL: “GEISHA è il racconto di una storia d’amore interraziale”

Ciao Jessica Passilongo, in arte NORMAL! Bentornata su Music.it. Ci siamo incontrati per l’uscita di “Helium” e ci raccontasti un aneddoto molto particolare. Te ne sono capitati altri che ci puoi raccontare?

Abbiamo girato il videoclip di “Geisha” il giorno in cui ha nevicato tantissimo (eh si, siamo molto fortunati e abbiamo un tempismo perfetto…) e vi assicuro che dover fare un’ora di strada con tutta quella neve per arrivare alla location è stata dura. Però “video nevicato, video fortunato” a quanto pare, perché il risultato mi ha molto soddisfatta. Il regista ha proposto di fare delle riprese all’aperto, ma a differenza della boccia per pesci, ho rifiutato.

L’altra volta ci era sfuggito. Ti chiederei di spiegarci il significato e il perchè del nome NORMAL?

Ho pensato a lungo al mio nome d’arte e non è stato facile trovarlo. Non trovavo nulla che sentissi mio e che mi rappresentasse veramente. Capire chi si è, non è facile. Un giorno, parlando di questi dubbi con un mio caro amico, è uscito questo nome. Mi ha detto: “Perchè non NORMAL? Tu sei normale, una ragazza con una passione, come tante, ma sei anche un’artista e gli artisti non lo sono per definizione. E poi cos’è normale al giorno d’oggi? Non è facile definirlo”. Questa conversazione è stata una rivelazione, ho sentito il nome subito mio, e sapevo di aver trovato quello giusto finalmente.

Sei laureata in Neuroscienze e Riabilitazione Neuropsicologica, come si concilia con la musica?

Credo che tra lo studio della psicologia e l’essere artista vi sia un duplice nesso. Chi sceglie di studiare psicologia, di solito, ha una maggior predisposizione all’empatia e all’auto-analisi e pone molta attenzione al proprio mondo interiore. Questo lo rende simile all’artista che, a mio avviso, deve avere la capacità e la sensibilità di guardarsi dentro per poter capire e poi, trasformare le proprie emozioni in qualcosa di artistico. Con lo studio della psicologia, inoltre, aumentano proprio queste capacità introspettive che aiutano durante la composizione. Sono perciò due mondi che  condividono alcuni aspetti e per quanto mi riguarda, mi hanno aiutato ad avvicinarmi all’artista e alla persona che volevo essere.

 Il tuo DNA musicale come lo definiresti. Quali influenze ti hanno formata?

Credo che il mio sound sia innovativo e molto internazionale. Ha la particolarità di essere ricco di armonizzazioni vocali realizzate con la mia voce sovraincisa che non solo valorizzano il brano, ma acquistano importanza tanto quanto la melodia principale. Mi piace molto sperimentare con la voce e sono sempre alla ricerca di nuove sonorità. Una delle mie maggiori fonti d’ispirazione, anche dal punto di vista compositivo, è Sia. Adoro, poi, la vocalità di Beyoncè e Ariana Grande. Ammiro molto anche Billie Eilish per l’innovazione e la freschezza dei suoi brani. Per quanto riguarda il panorama italiano invece, sono cresciuta ascoltando Elisa e Giorgia.

Oltre al tuo progetto da solista, collabori con altri artisti. Cosa ti porti delle collaborazioni nel tuo percorso in solitaria?

Collaborare con altri cantanti, con produttori e con djs è sempre istruttivo e stimolante. La musica è condivisione ed è bellissimo quando da una collaborazione ci si ispira a vicenda e si impara l’uno dall’altro. Sicuramente la collaborazione più bella e che mi ha arricchita tantissimo dal punto di vista artistico è stata quella con Teni Tinks, a cui ho fatto da corista nella sua tournée italiana. Oltre alle sue capacità tecniche e alla perfezione della sua voce in ogni momento, ciò che mi ha colpita è stato il suo amore per la musica che si traduce in una grandissima professionalità. Lei vive e respira musica davvero in ogni momento: vedere come si comporta una vera professionista e vivere quell’esperienza è stato per me un trampolino di lancio mentale che mi ha spinto a dare il massimo e a credere, anche grazie alle sue parole, nelle mie capacità.

 Hai da poco pubblicato il singolo “Geisha”. Raccontaci la nascita del brano e cosa si nasconde dietro questa figura.

Il mio nuovo singolo “Geisha” è stato creato, come ogni brano che scrivo, partendo dall’improvvisazione vocale: ho pensato per prima cosa alla scala discendente del ritornello, e visto che mi ricordava una melodia asiatica, ho poi sperimentato anche con i suoni dell’erhu. Questo strumento mi è piaciuto talmente tanto che ho voluto fosse il primo suono che avrebbe udito l’ascoltatore, perché richiama  subito il tema nipponico, a cui è legato la figura della geisha. L’idea del testo di “Geisha”, invece, nasce da alcuni ricordi che risalgono a quando ero bambina: nel mio piccolo paesino era arrivato un ragazzino straniero e io, folgorata da un colpo di fulmine e senza nemmeno avergli mai parlato, gli avevo scritto una letterina (mai inviata).

È una cosa dolcissima!

“Geisha” racconta di un amore giocoso, di un tipo di amore travolgente e nuovo. Questo brano racchiude il desiderio di immergersi completamente nella cultura dell’altra persona, con la pura curiosità e leggerezza che si ha da bambini. Per me era molto importante che nel testo, oltre al racconto di una storia d’amore interrazziale, ci fosse anche un riferimento all’amore per l’arte e per questa figura così stereotipata e travisata nel mondo occidentale. Era perfetta per questo scopo. La geisha era considerata un’artista e il suo nome significa proprio “persona versata nelle arti”. Il significato secondario della canzone perciò, rimanda al desiderio di dedicarsi anima e corpo alla musica.

 Prima di “Geisha” ci sono stati i brani “Uranio” ed “Helium”. Dovessi darmi un aggettivo per tutti e tre, quali sceglieresti?

Per tutti i brani sceglierei l’aggettivo “esplosivo” perché è una mia prerogativa come autrice. Il cantato segue una lenta linea melodica, per poi aumentare d’intensità fino appunto ad esplodere. Con queste canzoni il mio obiettivo è quello di far arrivare l’ascoltatore pian piano a questa esplosione di emozioni che io per prima ho provato durante la composizione.

E come nascono questi brani?

Spesso le mie canzoni nascono da un processo di ricerca e di riflessione personale, che poi si può ritrovare anche nella loro struttura. Il ritornello di “Uranio”, per esempio, rappresenta la presa di coscienza. Il punto d’arrivo della riflessione che mi porta a capire che io sono forte “come l’acciaio” e che anche la mia passione lo è. In “Helium” vi è invece la promessa che faccio a me stessa di farcela, perché credo in me stessa e nei miei sogni. In “Geisha”, infine, il ritornello è il momento in cui le emozioni e l’innamoramento raggiungono l’apice ed emerge più forte che mai la voglia di fondersi con l’altro (e con l’arte).

Ci sono lavori in corso per un disco e per delle date live?

Tra i miei progetti, a cui sto lavorando molto in questo periodo, c’è quello di finire di creare il mio spettacolo live. È un progetto abbastanza ambizioso e impegnativo, ma siamo quasi pronti. Senz’altro poi c’è anche la pubblicazione di altri singoli, sia in lingua inglese che in italiano, che verranno raccolti successivamente in un EP.

Ti andrebbe di salutare i nostri lettori con un motto a cui tieni?

“Se succede qualcosa di bello gioisci nel migliore dei modi, cioè cantando. Se succede qualcosa di brutto trasformalo in qualcosa di stupendo, cioè in arte”.

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