I SoulHealer, formazione che arriva dalla Finlandia.
I SoulHealer, formazione che arriva dalla Finlandia.

SOULHEALER – “Up From The Ashes” (Album) – Un manuale di heavy metal che arriva dalla Finlandia

Quattro anni dopo “Bear The Cross”, esce “Up From The Ashes”, secondo lavoro dei finlandesi SoulHealer. Si favoleggia che la Scandinavia sia quella regione magica in cui ogni cosa viene fatta meglio che altrove. Per certi versi, anche i SoulHealer sono qui a ricordarci che dove c’è una diceria spesso c’è una verità. Una verità che in questo caso ha la forma dell’heavy metal.

Proprio come l’album precedente, “Up From The Ashes” si compone di dieci tracce. Proprio come “Bear The Cross” dall’artwork ci saluta un ghigno scheletrico, probabile cugino di Eddie. Il cugino sfigato di Eddie. I SoulHealer si presentano come dei pedanti conoscitori di genere che già al primo album avevano svelato la loro anima retorica, pleonastica.

Non si può dire niente sulla formulazione delle tracce, se non tacciarla di eccessiva canonicità. I SoulHealer, sbracciandosi a presentarsi come seguaci del dio metallo, non hanno saputo trovare una formula che fosse veramente loro. Sembrano quei secchioni odiosi a cui, facendogli una domanda al contrario, non ne sanno capire il senso.

Il massimo a cui può puntare “Up From The Ashes” dei SoulHealer è di essere considerato un noioso e ripetitivo manuale di heavy metal.

Ed è un vero peccato che 45 minuti di composizione risultino appiattiti al livello di un revival. Dispiace perché tutte le tracce, nessuna esclusa, sono caratterizzate da promettenti preludi ai quali non viene mai dato un degno sviluppo.

Una vena maggiormente melodica si registra in “Prepare For War” e “Pitch Black”. Un dubbio spesso come una coltre di nebbia aleggia sui coretti che si reiterano ossessivamente. Quando finalmente suona la sveglia per l’effetto stridente dei contrappunti, è difficile dire se verranno bocciati per la stucchevolezza o promossi per lo sforzo.

Il bilancio finale per i SoulHealer non è dei migliori: il vocalist non lascia il segno in alcun modo, le tracce sono animate da qualche riff ben strutturato, ma non restano nella memoria di chi ascolta. Il massimo a cui può puntare un album come “Up From The Ashes” è di essere considerato un manuale di heavy metal. Un manuale noioso e ripetitivo che non riesce a spiegare perché Iron Maiden, Blind Guardian, HammerFall ed Helloween vengono ascoltati e riascoltati.

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SOULHEALER

UP FROM THE ASHES

14 settembre 2018

Rockshots Records

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