Il cantautore Nico Gulino in uno scatto promozionale
Il cantautore Nico Gulino in uno scatto promozionale

NICO GULINO: “L’essere umano mi ha sempre affascinato e ispirato”

Ciao Nico Gulino, benvenuto su Music.it! Diamo inizio a questa intervista con un tuo ricordo: racconta ai lettori un episodio per te indimenticabile, che ha segnato la tua carriera musicale. A patto che sia particolare, meglio se imbarazzante!

Ciao Giulia e benvenuta a te. Durante la settimana di live dei vincitori di Musicultura 2017 sono accadute un paio di cose che mi hanno segnato. Quella forse più imbarazzante riguarda la prima sera in diretta dallo Sferisterio di Macerata. Presentava quella bellissima persona che era Fabrizio Frizzi. Io ero il primo ad esibirmi e aspettavo dietro il palco. Chiaramente molto emozionato. Fabrizio Frizzi prima di entrare si fermò accanto a me e disse sorridendo “Beh, come va la strizza? anche tu emozionato?”. Io lo guardai incredulo e chiesi come mai anche lui dopo tanti anni. Mi rispose che tutte le volte che doveva salire sul palco, malgrado tanti anni di esperienza, aveva sempre quella “strizza”. Compresi allora che sarebbe stato lo stesso per me.

Quali sono i cantautori che hanno lasciato l’impronta nel tuo modo di scrivere le canzoni?

Sono cresciuto ascoltando dischi e audio cassette di Lucio Battisti, Fabrizio De André, Francesco De Gregori e Pino Daniele. Ma non solo, poi sono passato a Paolo Conte, Vinicio Capossela e Daniele Silvestri. Non saprei chi mi ha più influenzato ma ho un enorme stima artistica per tutti loro.

Quanto ha influito il tuo luogo di origine, la tua Sicilia, nella tua formazione musicale?

Non saprei esattamente ma sin da piccolo la storia e la cultura della mia terra mi hanno sempre affascinato. Interessato alla lettura dei nostri Giovanni Verga, Luigi Pirandello (su tutti), fino ad Andrea Camilleri. Poi sarà il fuoco del nostro vulcano, sarà il mare (da cui non riuscirei a star lontano) e l’ascolto orgoglioso dei nostri cantautori, a partire dal maestro Franco Battiato.

C’è un momento della giornata o un luogo particolare che prediligi per scrivere? Come nascono le tue canzoni?

Scrivo quasi sempre solo quando arriva l’ispirazione. Mi piace osservare la vita è tutto ciò che mi circonda. Spesso prendo spunto da ciò che mi accade o che accade intorno a me. L’essere umano in particolare mi ha sempre affascinato e ispirato.

“A volte gli occhi”, singolo estratto dal tuo album d’esordio “Meglio morir d’amore”, è una poesia per immagini dove si percepisce la dolcezza e la profondità di un’anima fragile come quella delle donne. Spiega ai lettori cosa intendi dire con «a volte gli occhi toccano fino al cuore».

Che a volte la forza di uno sguardo può toccarti il cuore più di mille parole e meglio di una carezza.

In che periodo della tua vita hai iniziato a comporre questo album? Quale è stato il motore di tutto?

Il filo conduttore è stato l’amore anche se non proprio volutamente. Avevo parecchi pezzi a disposizione, scritti in periodi diversi e durante la lavorazione dell’album ci siamo resi conto di aver scelto nove tracce che raccontavano varie sfaccettature dell’amore e dell’amare. Peccato che un disco intero non basti (sorrido!).

Quale messaggio vuoi far arrivare a chi ascolta la tua musica?

La cosa più bella che può succedere a chi condivide le proprie creazioni credo sia sentire che arriva agli altri la stessa emozione che si prova.

Cosa fa Nico Gulino prima di salire sul palco?

Inspira, respira. Inspira e respira! Cerca di rilassarsi ma con scarso successo…ed è bellissimo!

Dobbiamo attendere l’uscita del nuovo disco oppure ci sono in programma alcune date, già fissate, dove poterti venire a seguire live?

Sto iniziando a lavorare al mio secondo album. In squadra, assieme ad arrangiatore ed editore. Contiamo di ultimare il disco entro la primavera e riprendere in estate con i live. Personalmente, giorno più giorno meno, spero possa venir fuori un bel disco e che non sia (solo) io a pensarlo.

Nico Gulino, ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato. La nostra intervista è giunta al termine e l’ultima parola la lascio a te: puoi salutare i lettori e aggiungere ciò che vuoi! Ciao!

Grazie per questa intervista, saluto i lettori invitandoli, se ne hanno voglia, ad ascoltare qualcuno dei pezzi del mio disco, ormai presente su tutte le piattaforme digitali. Da YouTube a Spotify. Ciao e grazie ancora!

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