Julia Roberts e Lucas Hedges in “Ben Is Back”.

Il cuore sofferto di BEN IS BACK è il personaggio resiliente di JULIA ROBERTS

Per circa tre minuti dall’inizio, questo melodramma sulla dipendenza adolescenziale di Peter Hedges, “Ben Is Back”, offre uno spettacolo gradito che è stato per troppo tempo lontano dai nostri schermi: Julia Roberts raggiante e fiera in tutta la sua aura assicurante. Questa volta quel suo sorriso lungo un miglio è dispiegato non per un partner romantico ma per i figli del suo personaggio. Una deliziosa schiera multietnica di bambini che si esibiscono nelle prove della recita natalizia della loro chiesa. Contemporaneamente però la fidanzata d’America riesce già a rinverdire il suo celebre fascino contrastato, quello che strizza l’occhio alle pretty women, alle spose impanicate e alle migliori amiche sabotatrici per le quali era così facile fare il tifo. Dopodiché, esaurito il suo repertorio divistico, Julia Roberts impiega i successivi minuti del film a mostrarci tutto il resto del suo talento e che attrice accorta e scrupolosa sia diventata.

Nonostante la rigorosa tecnica american school, il carisma dell’attrice crea sempre l’illusione della naturalezza. Con il battito accelerato e lo sguardo nervoso convince gli spettatori proprio come il suo personaggio, una donna normale di nome Holly Burns, fa con tutti quelli che la circondano. Ci fidiamo di ciò che dà a vedere e pensiamo che la rabbia e l’angoscia siano state silenziate. La narrazione del film condensata in ventiquattr’ore presenta Holly sorpresa dall’arrivo di Ben (Lucas Hedges), il figlio adolescente avuto dal primo matrimonio. Basta conoscere il curriculum del giovane interprete (“Manchester by the Sea”, “Boy Erased”) per intuire che il tempo di sorridere è finito, malgrado lo sforzo di Holly nel nasconderlo. Ben è un tossicodipendente pulito da settantasette giorni a cui la clinica di riabilitazione ha concesso un’uscita. Lui dice che è solo per trascorre le feste a casa, ma Holly ha i suoi dubbi.

“Ben Is Back”, offre uno spettacolo gradito che è stato per troppo tempo lontano dai nostri schermi: Julia Roberts.

Dopo alcune consultazioni familiari, la donna stringe un accordo col figlio: potrà restare per un giorno ma sarà controllato a vista. La prima parte di “Ben is back” ha la struttura dolorante di una convivenza forzata, con madre e figlio rinchiusi in una complessa battaglia di volontà. Holly crede di poterlo amare pienamente durante quelle ore, ma deve scongiurare con fermezza ogni possibile ricaduta. Gli fruga nelle tasche, esige un’analisi del sangue e bussa furiosamente alla porta quando, durante un giro di shopping, il ragazzo si chiude nel camerino di un centro commerciale. Ben è irritato dalla diffidenza della madre, tuttavia la capisce. Come Julia Roberts, Lucas Hedges eccelle in uno spartiacque emotivo fatto di caustiche verità urlate e speranze di guarigione assopite. Lo sceneggiatore e regista Peter Hedges, padre dell’attore, ha raschiato via la sonnolenza dai suoi film precedenti per mostrarci soltanto alcuni scorci ambigui sui personaggi.

I dubbi sui segreti di Ben e sulle bugie che sta dicendo alla madre ci vengono rivelati in istanti. Ma poi vengono rimessi in discussione dal fatto che la regia utilizza il rischio della ricaduta di Ben come costruttore di suspense: accadrà o no? Il ragazzo chiede a sua madre di portarlo a un incontro di recupero perché teme davvero una ricaduta o perché spera di convincerla a dargli fiducia? Potrebbe sembrare ostico, ma i registi e il cast riescono davvero a catturare la faticosa incertezza insita nell’amore per un tossicodipendente. La dura sorveglianza di Holly si addolcisce quando Ben le rivela quanto è difficile rimanere pulito. Ma se la guardia della madre si abbassa pericolosamente, noi continuiamo a dubitare della sua sincerità. Ci sembra che il ragazzo stia enfatizzando ciò che prova solo per poter rubare un momento lontano dalla supervisione materna e per, probabilmente, perdersi di nuovo.

Il cuore sofferto di “Ben Is Back” rimane il personaggio resiliente e speranzoso di Julia Roberts.

Le parole rimbalzano tra il dubbio e la fiducia, l’amore e il senso di colpa, l’onestà e una sua simulazione egoistica. Una delle scene più riuscite arriva quando, nel cuore della notte, una crisi costringe Holly a vagare nel mondo sotterraneo della dipendenza da oppiacei. Ben tenta di cacciarla via e, che sia per allontanarla dal pericolo o per darle una lezione, il ragazzo utilizza quelle motivazioni familiari a chiunque abbia amato o curato un tossicodipendente. Ben insiste nel dirle che sta sprecando il suo tempo, che è una persona orribile e che lo lascerebbe andare se lo conoscesse davvero. Julia Roberts sottintende abilmente il rifiuto di Holly a desistere. Diventa silenziosa, quasi catatonica, laddove altri attori avrebbero siglato la propria performance su quel momento. Holly non ha un discorso ad effetto e si potrebbe pensare che sul copione non ci fosse altro che uno spazio bianco per l’amore materno.

Il cuore sofferto di “Ben Is Back” rimane il personaggio resiliente e speranzoso di Julia Roberts. Una donna che giunge alla comprensione liberatoria che non tutti problemi hanno necessariamente una soluzione. Il film perde d’intensità nella seconda parte, quando si trasforma in un crime a combustione lenta. Mamma e figlio trascorrono molto tempo guidando e avvicinandosi a realtà raccapriccianti, animate da personaggi che somigliano più ai personaggi nei film che alle persone nella realtà. Tutti sembrano messi lì per fare il punto, per palesare l’ingenuità di Holly o per spingerla ad andare oltre le cause del malessere del figlio. Il climax pare inevitabile, ma non perché i personaggi si dirigano verso una svolta, ma perché si riveli la critica del film alla scomoda questione americana della dipendenza da farmaci. “Ben Is Back” rimane la testimonianza riuscita di un’epidemia che attraversa le linee di frattura degli Stati uniti e dell’Occidente

https://youtu.be/WmvJYzED_iw

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